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manuale 2007 | Ufficio
virtuale, problemi reali di Roberto Venturini
D'accordo che
il nuovo lavoro è nomade e atipico, ma del bimbo urlante accanto al pc
che cosa ne facciamo? Qualche soluzione empirica e una buona idea (andata a monte)
Quando
chiacchiero con la mia anziana madre, cresciuta nellordinato mondo delle
aziende strutturate e stabili, ho a volte delle difficoltà a spiegarle
il disordinato e instabile procedere della società in cui ci tocca di vivere.
La faccenda dei lavori temporanei, della virtuale impossibilità di rientrare
nel mondo del lavoro una volta sparati fuori a una certa età, delle aziende
diventate anchesse virtuali, dellindifferenza della fisicità
della sede operativa
sono concetti che fa fatica a inquadrare al
di fuori del concetto di anomalie rispetto a un naturale ordine delle cose che
ci vuole tutti i giorni seduti a una scrivania ben identificabile, allinterno
di una azienda solida, con locchio teso a una pensione il meno incerta possibile. Lei
che la pensione ce lha questa fatica a capire può anche farla. Per
il resto di noi, invece, è giocoforza accettare e farci più o meno
piacere un mondo lavorativo completamente destabilizzato, dove si intrecciano
precarietà, nomadismo, il ricorso allattività consulenziale
per motivi totalmente opposti(scelta di vita o scelta di sopravvivenza), lirrompere
di Internet che ha tolto molto senso al concetto di sede, di ufficio, di gente
ammassata in un unico luogo giorno dopo giorno. Io da anni vivo felice senza
un ufficio: per amore filiale lascio perdere quando mia madre sostiene che io
lavoro da casa quando io in realtà ormai lavoro da ogni luogo,
sul bus, dai clienti, in aereo, dalla barca o da un bar. Non posso certo spiegarle
che in fondo sono un neo beduino. Bisogna ammettere che la tecnologia
può darci molto in termini di connettività ubiqua e di accesso
a una mole infinita di dati, informazioni, connessioni e relazioni che ci permettono
di lavorare qualitativamente e quantitativamente come mai prima nella storia.
Bisogna ammettere che la tecnologia non può però darci tutto. Anzi,
alcune delle cose più preziose non ce le può dare. Ad esempio la
tranquillità. La concentrazione. La focalizzazione delle nostre risorse
mentali. Tutti aspetti fondamentali per riuscire a quagliare: sapeste che fatica
sto facendo a concentrarmi e a terminare questarticolo, con la mia signora
e mia madre intenti a combattere in corridoio per condurre i due irriducibili
figli al riposo notturno. E dato che è notte e fa freddino, non posso pensare
(con tutto il supporto tecnologico del mondo) di andarmene a lavorare su una panchina
di fronte al mare, o in un bar, o in biblioteca. Io sono ancora fortunato dato
che, essendo in ritardo per la consegna di questo pezzo, ho ben due persone pronte
a filtrarmi e a regalarmi un po di tempo e di concentrazione sul lavoro
(a buon rendere). In molti casi la famiglia si è ridotta a un unico
genitore. E in tanti casi questo genitore (in genere questa) lavora da casa,
il che vuol dire che deve cercare di eseguire complicati numeri di funambolismo
gestendo bambino e lavoro, ad esempio lavorando velocissimamente nei rari e brevi
pisolini del figlio piccolo, mentre i nonni se ancora sopravvivono
sono magari a centinaia di chilometri di distanza. Ci si trova di fronte al dilemma
se lavorare per pagare una baby sitter o non riuscire a lavorare affatto finché
il bambino non va allasilo al mattino e a qualche altra terapia occupazionale
fino al tardo pomeriggio. Le possibilità offerte dalla tecnologia
e i vincoli posti da famiglie destrutturate stanno dunque portando allorizzonte
un nuovo settore di business, quello degli uffici virtuali. Spazi dove per unora
o mezza giornata o 8 ore al giorno, possiamo trovare un angolino tranquillo, una
presa di corrente, una sedia, una superficie su cui appoggiare il portatile, qualche
genere di conforto, un caffé, un microonde. Se negli Stati Uniti nascono
vere e proprie catene di spazi aperti a lavoratori telematici o forse nomadi,
in molti altri paesi sono spazi più tradizionali che stanno iniziando ad
allestire aree consone a supportare le necessità di questi nuovi lavoratori.
Dalla tradizionalissima biblioteca, che offre ora il WiFi gratuito, al mio ufficio
virtuale favorito: un locale della catena Starbucks, posto in posizione centralissima
a Barcellona. Un po nascosto dai flussi turistici, e quindi poco affollato,
ha un secondo piano allestito a sale riunioni (due tavoli da 12 posti, tavolini
per riunioni più piccole, accesso WiFi a caro prezzo, e secondo me tra
un po ci mettono pure dei videoproiettori). Lo scenario, in un martedì
mattino, è una stratigrafia dellevoluzione imprenditoriale. Al basso
della scala evolutiva un po di studenti sprofondati libro o laptop
sulle ginocchia nelle poltrone avvolgenti. Si sale con un certo numero
di startuppari che a gruppetti di due, massimo tre, si raccolgono in modo carbonaro
attorno ai tavolini piccoli, cercando di inchiodare un business plan che stia
in piedi (oggigiorno più di una pizzeria che di una web company). Giovani
imprenditori che guardano con invidia quelli riuniti attorno ai tavoli grandi,
generalmente indaffarati in presentazioni tra agenzia/fornitore/consulente-strutturato-ma-senza-fissa-dimora
e cliente-nomade-e-attento-ai-costi. Ci si guarda, ci si ammicca, un po
si ride e Internet a parte con 5 o 6 euro di consumazione pro capite
(e qualche centinaio di calorie) una buona mattinata di lavoro la si mette insieme. Ma
il vero apice dellevoluzione, quello che ritengo il modello killer, è
quello della no profit americana Tworooms. Un luogo, posto nellUpper West
Side di Manhattan, che offre da un lato spazio per lavorare e dallaltro
una nursery che si smazza i figli dei suddetti. E, tutto insieme, una community
di utenti che condividono la stessa situazione. Una soluzione intelligente, che
permette di lavorare senza lingombro del pupo, ma con la possibilità
di controllarlo o di coccolarlo facendo solo pochi metri. Una soluzione tanto
perfetta che ha già chiuso le porte e non prevede di riaprirle, nella migliore
tradizione di milioni di ottime idee. Ma unidea,quella di combinare tecnologia,
spazio per lavorare e concentrarsi, isolamento e cura dei bambini che, coi tempi
che corrono, mi sembra inevitabilmente destinata (almeno a medio termine) a rinascere
e a diffondersi. Per permettere a milioni di atipici come noi nel
mondo, di vivere/sopravvivere secondo quei modelli organizzativi flessibili e
virtuali che Internet ci ha messo a portata di mano.
Fonte: http://www.apogeonline.com | 2006 | Specialstat,
le statistiche con dialer
Nome: DialerJava Autore:
FAST TRACK Sp. Zo. O. Specialstat.com è
un servizio gratuito - si fa per dire
- di statistiche professionali
per siti web, tanto che permette di monitorare, non solo le pagine viste, ma anche
la provenienza e il paese in cui abita il visitatore del sito. Un ottimo servizio
per chi, come me, vuole tenere sotto controllo tutto quello che accade, dal punto
di vista statistico, nel proprio sito web. Il servizio è ottimo anche per
chi vuole mostrare ai propri visitatori quanti utenti lo visitano. Per
tenere sottocontrollo il proprio sito web con Specialstat occorre
copiare ed inserire nelle nostre pagine un codice Javascript, che registrerà
tutti i movimenti dei nostri utenti. Se da una parte il servizio afferma di essere
gratuito, alla fine non è oro tutto ciò che luccica: infatti, il
codice che inserite nel vostro sito web, trasformerà questo in un distributore
di dialer, quei programmi che effettuano connessioni a numeri a pagamento
e che fanno alzare la nostra bolletta telefonica. In
altre parole, inserite il codice nel vostro sito e ogni utente che lo visita vedrà
aprirsi una finestrella per scaricare un programma, che si scoprirà essere
un alza bollette. A mandarmi la segnalazione sono stati i creatori Etnasci, che
hanno installato il codice di Specialstatww. Studiando
il codice che Specialstat fa inserire ai propri utenti, se vede come questo faccia
riferimento a http://www.specialstat.com/logo.asp?utente=[Codice identificativo
del sito]. Ma questultimo, a sua volta, richiamerà di nascosto una
serie di pagine e codici, che porteranno, alla fine, a presentare al nostro visitatore
una finestra per installare il dialer, salvato allindirizzo http://deposito.hostance.net/dialer/[oscurato
per sicurezza].exe. In breve, se lutente
farà click su Si vedrà dirottata la sua connessione
ad un numero a pagamento a tariffazione elevata. Il problema dei dialer è,
tuttavia, limitato solo degli utenti con connessione analogica. Se
non volete diventare dei distributori, adesso, di dialer o, in futuro, anche di
virus, ai vostri visitatori, rimuovete subito il codice di Specialstat e scegliete
dei servizi di statistiche veramente gratuiti, come Google Analytics (vedi nel
mio sito). I creatori di Etnasci hanno contattato Specialstat, ma non hanno ricevuto
risposta, e credo che ci siano anche gli estremi per una denuncia. ATTENZIONE
Anche i webmaster che utilizzano Hiperstat, Freestat e Mystat
devono cancellare il codice, perché tali servizi non sono altro che surrogati
di Specialstat. Fonte: http://www.salvatore-aranzulla.com | Che
cos'è un Firewall
Un firewall è un software che crea una
linea di difesa tra il proprio computer e Internet, monitorando i dati che partono
e arrivano al PC per verificare che non siano potenzialmente dannosi. Non appena
una comunicazione esce dai criteri di sicurezza, il firewall entra in azione e
blocca - o consente di bloccare - lo scambio di dati. Un buon firewall, oltre
a controllare se un programma tenta di accedere al PC dall'esterno, monitorizza
anche se programmi installati sul PC tentano di connettersi a Internet e consente
di regolarne l'accesso. A COSA SERVE Il firewall agisce sostanzialmente
in due modi. Blocca o consente in automatico gli accessi da e per il PC elencando
le sue azioni in un file (cosiddetto di "log"), oppure chiede espressamente
all'utente, attraverso un avviso, quale azione deve intraprendere. QUALI
SONO I VANTAGGI Nessuna intrusione indesiderata nel PC. Il Firewall è
l'indispensabile complemento a Antivirus e Antispyware per contrastare le minacce
provenienti dall'esterno: soprattutto dal web. Rileva, per esempio, gli attacchi
generati da worm come CodeRed o Blaster. Controllo sui programmi che accedono
a Internet. In questo caso il Firewall lascia passare (o chiede se farlo) un qualsiasi
programma che, per funzionare, deve connettersi al Web (si pensi ai lettori multimediali),
ma impedisce che altri programmi dannosi come i trojan, possano agire. Tutela
della privacy.
Fonte: http://www.libero.it | Sono
un libero professionista digitale di Dario Banfi
Sta crescendo
una nuova generazione di lavoratori della conoscenza: sono autonomi, specializzati
e portatori di una nuova cultura tecnologica. Lavorano in rete e il loro ufficio
è ovunque ci siano un Pc, un cellulare e una connessione. Il legislatore,
però, non se n´è ancora accorto È sempre
rimasta un mistero per me l´assoluta mancanza di interesse, in Italia, per
la relazione che sussiste tra lavoro intellettuale autonomo e Welfare State. In
un momento storico in cui si discute animatamente della tipicizzazione del lavoro,
dell´estensione dello Statuto dei lavoratori e della possibilità
di rendere più regolato l´ingresso (o il rientro) nel mercato
basti leggere i recenti interventi di Pietro Ichino su LaVoce.info resta
ampiamente sottostimata la posizione di chi esprime professionalità avanzate
e considera l´autonomia al centro della propria condizione lavorativa. Mi
stupisce certamente perché faccio parte di questa classe di giovani professionisti,
una generazione di lavoratori definiti al tempo stesso flessibili
e precari, che in realtà però sono tali soltanto per
differenza, rispetto a chi ricopre posizioni di lavoro diverse, incomparabili
e in un certo senso inconciliabili. Come me oggi esiste un nutrito numero
di lavoratori che preferisco chiamare della conoscenza o anche
capitalisti individuali, fate voi, a seconda della vostra predilezione
linguistica che possiedono almeno tre tratti distintivi: portano in dote
competenze e conoscenze specialistiche e di alto profilo, sono lavoratori autonomi
che non hanno vincoli di subordinazione, fanno uso intensivo di tecnologie per
l´esercizio della professione. In altri termini sono consulenti svincolati
da un unico committente e in possesso di reali strumenti per fare tutto da soli.
Meglio ancora, amano sperimentare nuove frontiere del lavoro autonomo, basato
su tecnologie di nuova generazione. In un linguaggio direi quasi vintage, chi
è senza grande fantasia continua a chiamarli imprenditori di se stessi.
In realtà, però, non hanno alcuna impresa. E se anche ne avessero
una sarebbe virtuale senza un ufficio inteso nella maniera classica o segretarie.
A loro basta la propria conoscenza, un Pc, un cellulare e una connessione. A
me piace chiamare queste figure, in maniera ovviamente pretestuosa, liberi
professionisti digitali. Sono consulenti che sanno intervenire attivamente
nei processi di produzione del valore, sanno affiancare imprese e privati in base
alle necessità concrete, con grande perizia, forti del sapere specialistico
che sanno mettere in campo. E soprattutto parte dei loro cromosomi ha per alleli
la tecnologia delle comunicazioni. Sto parlando dei liberi professionisti che
hanno un Albo professionale di riferimento (giornalisti, ingegneri, architetti,
geometri, avvocati ecc.), ma anche dei moltissimi specialisti che da cinque anni
a questa parte Cnel sta cercando di censire: grafici, comunicatori, informatici,
esperti di direzione d´impresa, formatori, fotografi ecc. Nell´attuale
fase di transizione del mercato del lavoro e di difficoltà economica sono
una fonte preziosa per un ampio numero di società, piccole e medie, inclusa
la Pubblica Amministrazione locale, che non possono permettersi né grandi
studi professionali né il tempo e le risorse per formare personale internamente,
ma hanno bisogno di specializzazione e consulenza nell´ambito legale e normativo,
amministrativo, manageriale, pubblicitario, informatico oppure sui nuovi fronti
rappresentati dalla comunicazione, da Internet, dal commercio internazionale o
dell´integrazione all´interno di un settore, di un territorio o dell´Unione
Europea. La loro forza sta nella capacità di sfruttare la tecnologia
per allargare le reti di collaborazione, rispondere in maniera tempestiva ai bisogni,
portare innovazione e semplificazione. Non è un caso che le più
importanti iniziative associative e di tutela dell´autonomia di queste figure
siano nate proprio nel contesto del terziario avanzato, là dove l´uso
della tecnologia e la sensibilità verso la consulenza è più
spiccata. Si dia uno sguardo ai servizi dell´Associazione dei Consulenti
del Terziario Avanzato oppure dell´Associazione Informatici Professionisti.
Entrambe, come in generale tutti quei segmenti più autentici delle associazioni
professionali che tutelano realmente il lavoro autonomo, sono portatori di interessi
nuovi. Mettono a fuoco le necessità più attuali di un professionista:
miglioramento del sistema contributivo e fiscale, svecchiamento delle normative
che facilitano gli investimenti personali in conoscenza e innovazione, ammortizzatori
in caso di forti rallentamenti dell´attività. Sono questi i bisogni
di un libero professionista digitale, punti che potrebbero far decollare e rendere
finalmente sostenibili in Italia forme nuove di autonomia, finora ampiamente sottostimate
e ricondotte impropriamente alla parasubordinazione. In attesa che il legislatore
e più in generale gli osservatori del Mercato del Lavoro comprendano la
forza della categoria, questi professionisti i loro passi nella direzione giusta
li stanno comunque già compiendo. Almeno in una direzione: la creazione
di network. Superando la logica che privilegia il semplice raggio locale d´azione,
puntano a creare reti e fidelizzare comunità di professionisti portatori
di un valore specifico, di competenze, qualità e servizi integrati che
aggiungono qualcosa al proprio network e alle proprie competenze lavorative. In
altre parole sono in grado utilizzare Internet e hanno un´elevata dimestichezza
con la tecnologia (in generale) che permette loro di creare gruppi flessibili
di lavoro che rispondono alla necessità particolari delle imprese. Queste
reti sono dei veri ammortizzatori della discontinuità per i lavoratori
della conoscenza: sono paracaduti che attenuano gli effetti negativi in periodi
di scarso lavoro, ma anche una risorsa incredibile a cui attingere in momenti
di sovraccarico. Di questi network parla anche il sociologo Aldo Bonomi, chiamandoli
reti lunghe. In realtà non sono soltanto lunghe, ma disarticolate.
Non hanno una forma distinguibile, bensì una trama che non si allunga o
accorcia in catene di subfornitura, ma che si infittisce o dirada, mettendo a
nudo anche le competenze trasversali dei professionisti. In tutto questo la capacità
di assimilare il nuovo rappresentato dalla tecnica, dalle normative che la regolano,
dalle opportunità che si aprono nei contesti produttivi, è il tratto
distintivo del professionista digitale sia esso ingegnere o avvocato, formatore
o giornalista freelance. Nella prefazione a Liberi Professionisti Digitali, Rosanna
Santonocito parla anche di «nuova generazione» nel contesto delle
famiglie che sfruttano le tecnologie. E non sbaglia, è certamente la generazione
che per necessità e per virtù non solo farà da tramite con
le vecchie nel trasmettere una nuova cultura tecnologica, ma dovrà mostrare
e rendere concreto un nuovo modo di costruirsi e difendere una posizione lavorativa,
diversa dal lavoro dipendente e tutelata sempre meno anche dai corporativismi
di vecchia, troppo vecchia data.
Fonte: http://www.apogeonline.com | La
Rete, i blog e la micromarca globale di Antonio Tombolini
In Internet,
selezionare un target significa il più delle volte far danni: il commercio
elettronico del nuovo millennio nasce da relazioni spontanee tra persone. Apologia
delle nicchie di mercato. Sul finire del secolo scorso (era il 1999)
mi capitava di essere invitato a convegni e conferenze a parlare di internet e
di e-commerce, e di sentirmi spesso rivolgere questa domanda: che cosa fai per
selezionare il target di riferimento più interessante per i tuoi prodotti?.
La mia risposta era: niente. Lo era allora, lo è ancora oggi, in maniera
ancora più convinta. In Rete, dicevo allora e ripeterei oggi, all'alba
del terzo millennio, sarà sempre possibile trovare un numero sufficiente
di persone che condividono uno stesso bisogno o desiderio o passione, per quanto
esoterica e sofisticata possa essere, tale da farne un business. Sei un
appassionato di cavatappi? Di certo allora conosci The Virtual Corkscrew Museum,
vera mecca per i collezionisti di tutto il mondo e global player di riferimento
per la miriade di transazioni cui danno vita. Sei un patito del modding e la visione
di un case aperto accende la tua libidine? Farai per Cooler Master e i suoi sistemi
di raffreddamento della CPU lo stesso tifo che l'appassionato di formula 1 riserva
alla Ferrari. Sei un audiofilo ammalato di high end hi-fi? Avrai senz'altro calcato
più di una volta le tamarre pagine web del mitico Berry, leader riconosciuto
di it.hobby.hi-fi, dove viene adorato e odiato con pari trasporto. Questa
è la rete, baby, e tu non puoi farci niente!, mi trovavo spesso a ripetere
ai preoccupati consulenti marketing che, sul finire del secolo scorso, cominciavano
a sentirsi minacciati da quell'oscura cosa che corrispondeva al nome di Internet
e mi chiedevano lumi. Oggi i blog. Ho seguito con un po' di noia e
ondivago interesse la querelle sul fatto se il blog possa o non possa, debba o
non debba, avere a che fare col business. Ovvio che sì, perfino banale!
Banale almeno quanto ci apparirebbe affermarlo di un'automobile (è solo
per uso personale o anche per lavoro? Domanda idiota!, risponderemmo subito),
di un cellulare, di un vestito. Così non è stato: schiere di blogger
si sono schierati da una parte e dall'altra della barricata, flame surreali hanno
animato la rete, inutilmente. Pazienza. Come spesso accade, la realtà si
è incaricata di porre fine a una discussione inutile: esistono blog di
ogni genere, dal diario personale in stile adolescente incompreso, al fake-blog
tanto milionario quanto inutile della mega-corporation che della Rete non ha capito
niente. Blog e business, blog per il business, blog per il lavoro, dunque
è possibile. Ma è anche utile? Sì. Per gli stessi motivi
per cui nel 1999 un sito web poteva essere utile per un'azienda. La novità
del blog consiste semmai in una fortissima accentuazione dell'aspetto personale,
individuale e individuabile, che la forma-blog richiede per la sua efficacia,
anche quando si tratta di uno strumento di business. Sono noti gli esempi di fake-blog
caduti nel ridicolo, da The Zero-Movement di Coca Cola (costretta poi a scoprire
le carte) al più subdolo Lincolnfry messo in piedi nientepopodimenoché
da McDonald's. Più istruttivi ancora i pessimi esempi di seriosi
corporate-blog, affidati all'agenzia specializzata di turno (di solito le classiche
agenzie media del vecchio mondo, che della rete non sanno un tubo, ma si danno
una ripittata per l'occasione e per ingollare il budget): dal blog di Hu Yoshida
(Hitachi), a Open for discussion, ancora di McDonald's, la lista sarebbe assai
nutrita. Categoria Super-Boring-Blogs, blog noiosissimi. Perché fanno così?
Semplice: evidentemente tra le migliaia di persone che lavorano per loro non c'è
n'è una entusiasta e appassionata abbastanza di ciò che fa per parlarne
in un blog, e così devono ricorrere ai servizi della famigerata agenzia
specializzata, coi risultati che ciascuno può immaginare. All'opposto,
per dire, Scobleizer, di Robert Scoble, blogger in nome e per conto di una delle
più odiate aziende della Rete, Microsoft: è lui l'esempio migliore
e più autentico di corporate blog su vasta scala. Come spesso accade,
però, il fenomeno vero è quello meno visibile: è quello dei
mille e mille blog che stanno veicolando un concetto nuovo di vita e di lavoro,
e stanno creando la Micromarca Globale. Chi non conosce ancora Stormhoek, produttore
di vino sudafricano che si promuove sul Web con un blog? E il vero intenditore
di eleganza classica maschile può oggi permettersi di ignorare Thomas Mahon,
col suo English Cut, e i suoi formidabili abiti su misura da 4.000 sterline l'uno?
E non è già, nel panorama italiano, una micromarca globale allo
stato nascente Parco dei Buoi col suo abbonamento all'orto o San Lorenzo col suo
Pesto al blogger? [Disclaimer: trattasi di volgare autocitazione, visto che queste
ultime sono due mie operazioni]. Piccole marche globali: questo è
il mantra giusto veicolato dai biz-blogs ben fatti. Io ci credo, ed è questa
l'idea al centro della mia Simplicissimus Blog Farm. Lo strumento, il blog, è
(relativamente) nuovo. Le motivazioni di fondo, invece, sono le stesse del secolo
scorso, quelle legate alla rivoluzione che la rete ha innescato e provoca nella
nostra stessa concezione del lavoro, degli affari, del commercio. Ne scrivevo
proprio nel 1999 nella prefazione all'edizione italiana di Cluetrain Manifesto,
con cui mi piace concludere: «Noi, uomini liberi, chiediamo al Business
un passo indietro, e Internet è la nostra arma. Vogliamo che il Business
rinunci alla invasione totalizzante di ogni aspetto dell'esistenza, e torni ad
essere, com'era pure stato a tratti (nel Rinascimento italiano, soprattutto),
uno dei momenti della vita, uno dei modi della relazione tra persone, fin quasi
un pretesto per entrare in dialogo con gli altri. Si va al mercato per comprare
e per vendere. Ma questa nobile attività commerciale può essere
strumentale e funzionale all'incontro, facendo dell'incontro e del dialogo tra
le persone il suo stesso scopo. Per questo si andava al mercato, per incontrare
persone, comprando e vendendo». Antonio Tombolini nasce a Loreto nel
1960, si laurea in legge col massimo dei voti (ci tiene), è via via export
manager assistant, marketing manager e infine managing director di diverse aziende.
Incontra Internet, molla tutto e nel 1997 fonda Esperya, che viene poi ceduta
a Kataweb. Oggi è il responsabile della divisione web della San Lorenzo
di Imperia e creatore della Simplicissimus Blog Farm.
Fonte: http://www.apogeonline.com | Google
memorizza tutto, ma solo il 23% degli utenti lo sa
Nei suoi cookie
registra indirizzo IP, cronologia delle ricerche, siti visitati e contatti. ''Ne
saprà di te più di quanto tu ne sappia'' dice il numero uno Eric
Schimdt
Roma, 25 gen. (Ign) - Google memorizza ricerche e informazioni 'personali'.
Ma in quanti lo sanno? Secondo una ricerca effettuata su oltre 1000 navigatori
dal Ponemon Institute, il 77% è ignaro che ciò avvenga e che si
diventi automaticamente 'schedati' e rintracciabili. I cookie che il motore di
ricerca crea e lascia nel suo archivio hanno infatti una vita molto lunga: 'moriranno'
nel 2038 e all'interno c'è memorizzato l'indirizzo IP di chi ha premuto
sul tasto 'Cerca'. E non solo: recentemente è stato introdotto un servizio
che memorizza la cronologia delle proprie ricerche, seguite da eventuali acquisti,
contatti, email consultate. Così come ha detto Eric Schmidt's, numero uno
del celebre motore di ricerca: ''Creeremo un Google che ne saprà di te
più di quanto tu ne sappia''. Ora il dilemma di Google qual è?
Trovare il modo di rimanere 'puliti' nonostante si memorizzino informazioni di
questo genere, oppure più semplicemente sperare che la maggior parte degli
utenti continui a non interessarsene? Secondo un'altra ricerca, il 56% di chi
utilizza Google si è detto certo che i dati non finiranno nelle mani delle
amministrazioni governative, mentre un 14% addirittura considera questo 'database'
molto importante per combattere i criminali e per questo andrebbe fatto visionare
a chi di dovere, polizia o FBI che sia.
Fonte: http://notizie.supereva.com | Si
paga con carta di credito e i costi non cambiano Necessario però scaricare
un software dal sito delle Poste
La raccomandata si invia dal Pc e
presto si spedirà dal cellulare ROMA - Da oggi per inviare
una raccomandata non sarà più necessario andare alle Poste: basterà
scaricare un software apposito sul pc di casa per poter fare la spedizione, allo
stesso costo. E, presto, il servizio potrebbe essere esteso anche ai telefonini,
a cominciare dai "palmari". "E' un progetto al quale stiamo lavorando
- dice l'Ad di Microsoft Italia Marco Comastri - e attraverso un cellulare che
abbia il software specifico sarà possibile rendere questa funzione con
tutti i vantaggi della mobilità". Il nuovo servizio lanciato
oggi da Poste Italiane è nato dalla collaborazione con Microsoft. Per spedire
la missiva in formato elettronico dal proprio pc in Italia, grazie alle applicazioni
di Microsoft Office basta scaricare il software necessario, disponibile sul sito
di Poste italiane (www.poste.it). "Inviata la lettera - ha spiegato l'ad
della società Massimo Sarmi - ed attendere la ricevuta di spedizione all'indirizzo
di posta elettronica "postemail" che l'azienda offre gratuitamente ai
clienti". Il servizio è disponibile 24 ore su 24 , 7 giorni
su 7 e permette di chiedere l'avviso di ricevimento con posta ordinaria o Posta
prioritaria ma anche di predisporre liste di indirizzi di destinatari utilizzando
l'apposita rubrica di Microsoft Windows, inviare raccomandate ai titolari di caselle
postali, disporre, sul proprio pc, di un archivio elettronico con tutte le raccomandate
spedite on line, verificare al momento dell'invio la correttezza del codice di
avviamento postale. Per quanto riguarda il prezzo del servizio, un documento,
assimilabile ad una busta fino a venti grammi, costerà 3,50 euro. Pari
cioè al costo attuale per una spedizione effettuata con il metodo tradizionale.
Tra i vantaggi anche quelli relativi alle diverse opzioni di pagamento: sarà
possibile farlo online "in totale sicurezza", con le principali carte
di credito (VISA e MasterCard). Ma anche con le carte postepay. "L'investimento
di Poste in questo progetto è relativamente modesto", ha spiegato
Sarmi ricordando che il piano strategico 2006-2008, approvato ieri, prevede investimenti
per i prossimi tre anni, nell'ordine di 750 milioni di euro. "Gran parte
di questi - ha precisato - sono destinati proprio alle tecnologie e per la parte
dell'Information Technology". | 2005 | Una
falsa e-mail di Bancoposta richiedeva un aggiornamento dei codici riservati:
la truffa sventata in extremis
Il "phishing" sbarca in
Italia attacco al sito delle Poste di Massimo Canevari
ANCHE in
Italia si apre la stagione della pesca. Non quella praticata dalle sponde di un
ameno ruscello primaverile, ma l'altra, fraudolenta, che sfrutta gli incauti al
guado del fiume del web. Stiamo parlando del phishing, tecnica di captazione di
codici segreti di accesso a risorse finanziarie disponibili online, come conti
correnti bancari o postali ed account di banche dati, solitamente praticata mediante
invii di convincenti messaggi di posta elettronica. La notizia di questi giorni
è che il fenomeno si è per la prima volta pericolosamente italianizzato,
essendo stata diffusa in rete un'email richiedente un fantomatico aggiornamento
dei codici riservati con la quasi perfetta riproduzione dei colori e dei simboli
grafici del sito Internet di Poste Italiane. La quale, avvertita nelle prime ore
insieme alla Polizia Postale da alcuni navigatori avveduti, ha reagito con immediatezza
facendo chiudere i siti civetta ai quali erano subdolamente indirizzati i dati
raccolti. Di phishing internazionale, destinato al mondo anglosassone ma
tracimato nelle nostre mailbox, ne avevamo già visto: dai tentativi di
adescamento dei possessori di carte di credito a quelli dei clienti di eBay. Per
non parlare delle svariate e fantasiose riedizioni di missive, congegnate secondo
le trame psicologiche del più scaltro social engineering (manipolazione
delle emozioni che corrono online), contenenti la richiesta del solito "piccolo
contributo" indispensabile allo sblocco di somme di denaro fiabesche, da
dividere con l'ereditiero di turno. Ma stavolta si gioca in casa, con un taroccamento
maldestro di uno dei luoghi del web più popolari e frequentati. Non ben
riuscito, appunto, perché il phisher nostrano ha fatto partire la sua campagna
di spam mirata ai possessori di carte PostePay o di un conto BancoPosta in gran
ritardo, quando già le pagine create in un dominio appartenente ad un ignaro
utente o quelle nascoste persino nel sito del Genoa Cricket e Football Club, anch'esso
"bucato" per l'occasione, erano in procinto di essere cancellate. Il
link fraudolento (chiaramente evidenziabile al passaggio del mouse solo per chi
si serve di Windows XP SP2) è stato cambiato più volte dal truffatore,
ma i vari gestori dell'hosting ne hanno sempre prontamente bloccato la destinazione.
In un caso, l'apertura della pagina target provocava persino l'inserimento di
un Trojan (sorta di "spione" digitale) nel proprio computer. Il
phishing, nuova frontiera del raggiro in rete, è una delle più insidiose
forme di truffe informatiche, che si serve di vere e proprie clonazioni di siti
web molto noti (clamoroso, ma solo burlone, fu quello del Vaticano) o di massicci
invii di email. Il fine è sempre quello: fare leva sull'ufficialità
del mittente, il carattere spesso ultimativo dell'invito alla reazione ed il senso
di urgenza del problema cui si dovrebbe sopperire, per carpire buona fede e sostanze
del frettoloso distratto. Occorre ricordare che un Istituto bancario, un
Ministero od Ente che sia, non richiede mai al cliente o cittadino dati sensibili,
riservati o personali, password o codici di pagamento mediante l'invio di una
semplice email, magari farcita della minaccia di chiusura del rapporto nel caso
di mancata risposta. L'educazione del navigatore medio alla pronta individuazione
dei casi di phishing ed alla cautela verso il click su ogni link sospetto sarà
sempre più d'obbligo, visto che a sentire l'eCommittee di Abi (che ha appena
realizzato un decalogo antifrode) i titolari di conti correnti online sono passati
dai quattro milioni e mezzo di fine 2003, agli oltre sei milioni del mese scorso.
L'home banking è una gran comodità, ma occhio alla password. Fonte:
La Repubblica | Pay
per click Difendersi dalla click fraud
Un'azione legale
contro Google porta alla ribalta il problema della certezza dei dati sul pay per
click. La soluzione definitiva? Affidarsi a operatori autonomi. L'ultima
notizia è di questi giorni, ma il problema è ben più datato.
Advanced Internet Technologies, società americana specializzata in servizi
di hosting e housing, ha promosso un'azione legale contro Google. La prima udienza
si terrà nel prossimo maggio e servirà per capire se la corte darà
la possibilità di guidare una class action, cioè una causa comune,
nei confronti del motore di ricerca. Con la class action, più soggetti
si mettono insieme e fanno un'azione giudiziaria collettiva, costituendosi come
parte civile tutti insieme e con la possibilità di essere rappresentati
da uno stesso pool di avvocati. Negli Stati Uniti, la class action rappresenta
uno strumento formidabile nelle mani dei consumatori contro le multinazionali
e le grandi aziende. Per questo Google non dorme sonni tranquilli. Ombre
su AdWords A finire sotto accusa, nello specifico, è il servizio
pubblicitario AdWords di Google. Il suo funzionamento è noto: ad ogni clic
degli utenti è associato una quota che l'inserzionista versa nelle casse
di Google. Di per sé, una delle forme pubblicitarie di maggior successo
sul Web. Ma con qualche problema. Infatti, quei clic devono essere monitorati
con grande attenzione per evitare che siano creati clic fasulli ad arte da parte
degli utenti o di software sviluppati appositamente. È il problema noto
come click fraud. I precedenti L'annuncio di Advanced
Internet Technologies può stupire soltanto i non addetti ai lavori. Infatti,
la questione della veridicità dei dati di pay per click si trascina già
da diverso tempo. L'estate scorsa la società americana Click Defense aveva
denunciato un vero e proprio abuso di click da parte di Google. In sostanza, Google
non farebbe abbastanza per capire da dove provengono quei clic - se siano cioè
effettivi potenziali clienti oppure concorrenti o pirati del Web o software automatici.
A primavera, la questione era stata sollevata da un privato cittadino in termini
ancora più pesanti: un negoziante dell'Arkansas non se l'era presa solo
con Google, ma con tutti i motori di ricerca che effettuano operazioni di advertising
basata sul pay per clic. L'accusa era ancora più pesante di quella attuale:
i motori di ricerca avrebbero fatto cartello per gonfiare artificiosamente il
numero dei click sui quali gli inserzionisti sono chiamati a pagare le loro quote. Un
problema reale Che si tratti di poca cura nella valutazione dei click o
di un vero e proprio cartello, la questione certa è che gli inserzionisti
non possono affidarsi soltanto ai numeri presentati dai motori di ricerca. Advanced
Internet Technologies opera in servizi di hosting e housing: ha quindi tutti gli
strumenti per poter verificare in proprio la corrispondenza dei click presentati
da Google. Ma tutti gli altri? Non sempre si possiede in casa la tecnologia adatta
per monitorare gli accessi, e la proposta di Advanced Technologies di ottenere
da Google gli IP degli utenti che fanno click sembra poco percorribile. E il problema,
sia ben chiaro, non riguarda solo Google, ma ogni iniziativa legata al pay per
click. La soluzione? Statistiche degli accessi La
soluzione definitiva, quindi, è quella di acquisire strumenti e piattaforme
per monitorare le statistiche d'accesso al proprio sito. Non semplici report d'accesso,
ma precise indicazioni sulla provenienza degli utenti al proprio sito, magari
corredate dall'analisi del tasso di conversione, cioè dell'effettivo raggiungimento
dell'obiettivo da parte dell'utente. Infatti, la valutazione da dare sul pay per
click è duplice: da una parte, prima di tutto, la veridicità del
dato dei click; dall'altra, la sua efficacia, perché di campagne pubblicitarie
si sta parlando. In altre parole: che i click siano reali, e che portino dei risultati. La
scelta dell'operatore Il terreno più difficile sul quale muoversi,
infine, è la scelta dell'operatore che fornisca le statistiche d'accesso.
Infatti, il monitoraggio fatto in casa delle provenienze al sito deve essere obiettivo,
senza ombra di dubbio alcuno. Nella scelta dell'operatore, quindi, bisogna valutare
con attenzione la totale assenza di qualsiasi commistione con interessi pubblicitari.
Scegliere un operatore che abbia un interesse e un ritorno economico dai dati
sui click è un po' come chiedere i dati di share e audience televisiva
alle reti televisive stesse. L'indipendenza degli attori in gioco è fondamentale,
perché dalla sicurezza dell'obiettività del dato nasce un rapporto
fiduciario anche con le agenzie di pubblicità. Ne discendono migliori investimenti
pubblicitari, ritorno economico per tutti, crescita del mercato Web. Sono da escludere
quindi quelle società di statistiche che hanno partecipazioni o interessi
nella pubblicità online. E a proposito di commissioni e interessi diversi
è bene chiarire con fermezza che èuna questione di responsabilità
del mercato delle statistiche online e della sua funzione di crescita dell'e-commerce
e del movimento Internet nel suo complesso. |
Fattura
elettronica. Clausole su misura Che cosa è la fatturazione elettronica La
recente circolare ha pertanto chiarito che la fatturazione elettronica nulla ha
a che vedere con l'invio delle fatture come allegato di una e-mail: infatti, questa
procedura di trasmissione delle fatture è da tempo utilizzata dalle imprese
ed era da tempo consentita sulla base di precedenti provvedimenti della Agenzia
delle entrate, purché all'invio telematico della fattura seguisse la sua
stampa cartacea e la sua tradizionale archiviazione... >>
continua |
Una
questione di accessibilità: il contrasto dei colori nella pagina web di
Raffaella Rossini Perché una pagina web sia leggibile il colore di sfondo
e il colore di primo piano devono essere sufficientemente distanti,
ovvero la differenza di colore, per luminosità e distanza cromatica, deve
essere più grande di una soglia determinata... >>
continua |
L'indice
delle parole proibite di Livio Milanesio All'inizio della mia carriera
di designer ero spaventato, creativamente parlando, da alcune parole magiche che
i miei clienti conoscevano e che, pronunciate, avevano il potere di distruggere
ogni mia volonta' e slancio creativo >>
continua |
Spam:
tutta colpa degli utenti? di Bernardo Parrella Secondo uno studio inglese,
sarebbe il "cattivo comportamento e-mail" la causa prima dell'inarrestabile
fenomeno >>
continua |
Benvenuto
al Free Software Magazine! di Bernardo Parrella Finalmente la prima
rivista (in inglese) interamente dedicata ai molteplici aspetti del software libero
>>
continua |
Fuori
dai motori di ricerca tedeschi i siti Web illegali di Annarita Gili In
Germania e' stato adottato un codice di buona condotta online. Una delle norme
consiste nell'eliminare dai risultati dei motori di ricerca le pagine che violano
la legge >>
continua |
Il
corpo dell'informazione: Informazione Grafica Auto-Nomatica di Massimo
Botta L'area dell'Information Technology costituisce un panorama ampio in cui
le innovazioni tecnologiche sono frequentemente il parametro attorno al quale
si costruiscono ragionamenti e pezzi di teoria, mentre la dimensione espressiva
dell'informazione e' spesso intesa come una scelta stilistica piuttosto che una
componente che riflette necessita' di tipo contenutistico oltre che funzionali
>>
continua |
Come
sarà Internet da qui a dieci anni? di Bernardo Parrella Alcuni
esperti prevedono un "attacco devastante", mentre altri invitano a non
esagerare e si preannunciano maggiori problemi su sorveglianza, privacy e copyright
>>
continua |
Navigare
senza pubblicità di Massimo Canducci Su qualsiasi portale, sia
esso di contenuti o di servizi, gli utenti sono sempre piu' tempestati dalla pubblicita'
online, vediamo qualche metodo per eliminarla dalla nostra navigazione >>
continua | 2004 |
Tutti
i colori del Web design di Gianpaolo Lorusso Alla base di un sito di
successo c'è anche il giusto accostamento tra i colori utilizzati. Ecco
alcune linee guida per non sbagliare questa difficile e soggettiva scelta. >>
continua |
Come
vendicarsi dei truffatori online di Paolo Attivissimo Ci sono utenti
che rispondono alle offerte-esca degli spammer, ma lo fanno per imbrogliare l'imbroglione.
Dietro le quinte di una tentata truffa, con umorismo e psicologia come armi nella
lotta al crimine via Internet. >>
continua |
Internet,
dal 2 agosto domini ".it" liberalizzati per privati A partire
da lunedì 2 Agosto finalmente anche in Italia i privati cittadini maggiorenni
(quelli che, per intenderci, non hanno partita IVA ma il solo codice fiscale)
potranno registrare un numero illimitato di domini e quindi siti a targa ".it"
anziché uno solo come avviene oggi. (Reuters 16/7/2004) ROMA
(Reuters) - Dal 2 agosto chiunque potrà registrare domini Internet ".it"
senza restrizioni, ha detto oggi a Reuters il Registro italiano dei nomi a dominio. "Dal
2 agosto scatta la liberalizzazione, con largo anticipo rispetto ai pronostici",
ha detto Franco Denoth, direttore dell'Istituto di informatica e telematica (Iit)
del Cnr di Pisa che gestisce il Registro. Dal
2 agosto, dunque, tutti i maggiorenni con codice fiscale -- e non più solo
le persone giuridiche -- potranno registrare un numero illimitato di domini ".it".
Al momento chi non ha una partita Iva può registrare un solo dominio del
genere. Il Registro, l'organismo
che assegna i domini ".it", prevede una crescita del 25% nella registrazione
dei domini ".it" quando la decisione sarà operativa. |
Gates:
l'open source toglie posti di lavoro di Paolo Attivissimo Bill
Gates accusa l'open source di soffocare il mercato del lavoro per gli informatici
e propone il software commerciale come garante della compatibilità. Curiose
contraddizioni >>
continua |
Digital
Factotum: la formazione del designer dei New Media di Livio Milanesio Il
Digital Designer è quella figura professionale che progetta e realizza
mezzi di comunicazione utilizzando gli strumenti messi a disposizione dall'informatica.
Siti Web, modellazione tridimensionale, grafica e illustrazione digitale, applicazioni
multimediali e interattive, videogiochi >>
continua |
Attenzione
alle lettere di rinnovo domini Sempre
più spesso alcuni "fantomatici" Registrar Europei o Americani,
inviano presso i domicili dei nostri clienti lettere che comunicano l'imminente
scadenza del dominio. L'intento di queste lettere e' far pagare il rinnovo della
sola registrazione presso il registrar che le ha spedite, operando al tempo stesso
il trasferimento del dominio. Nella quasi totalita' dei casi il costo e' abbastanza
elevato e non comprende alcun servizio quale il web hosting o e-mail, ma prevede
il solo mantenimento della sola registrazione. Nel caso in cui il cliente, pensando
di rinnovare il proprio dominio, effettui il versamento richiesto, autorizza in
realta' il trasferimento del proprio nome a dominio presso l'altro registrar.
Il
cliente che effettua il versamento si trova quindi nella seguente situazione: ha
pagato per un servizio diverso da quello che aveva e che probabilmente non gli
serve;
si ritrova con il sito invisibile (il nuovo registrar non fornisce
lo spazio web);
per avere di nuovo il proprio sito visibile, dovrà
pagare un altro trasferimento (dal nuovo registrar al precedente). |
Q-design
non si schiera politicamente, è solo nostro compito tenere al corrente
i nostri utenti sulle possibili conseguenze di questa legge per la quale bisognerà
attendere fine anno per una definizione completa. La
nuova legge 106/2004
- Il decreto Urbani
La legge e' stata approvata
il 15 aprile 2004 (n. 106) e pubblicata sulla gazzetta ufficiale n. 98 del 27
aprile 2004. http://www.senato.it/parlam/leggi/04106l.htm La
legge 106/2004 prevede il deposito legale anche per il Web Multe fino a 1500
euro. Attesa per il regolamento Nuovo
obbligo per i siti Internet: Vanno registrati in biblioteca ROMA
- E' stata pubblicata sulla Gazzetta ufficiale la nuova legge sul deposito legale
dei documenti. Se il regolamento attuativo non introdurrà significative
eccezioni, entro sei mesi i gestori di tutti i siti Web italiani dovranno comunicarne
i contenuti alle biblioteche centrali di Roma e Firenze, pena una multa massima
di 1.500 euro. La legge 106/2004, approvata
lo scorso 15 aprile, fa rientrare nelle pubblicazioni per le quali esiste l'obbligo
di deposito legale anche i "documenti diffusi tramite rete informatica".
Una definizione abbastanza ampia da comprendere tutte le pagine Web totalmente
o parzialmente prodotte in Italia. Allo stato dei fatti, dunque, chi gestisce
un sito Internet ha l'obbligo di inviarne copia alle due biblioteche centrali.
La nuova normativa, che sostituisce
completamente la vecchia legge 374/1939, contiene numerosi punti oscuri. Ad esempio,
la sanzione per chi viola l'obbligo di deposito è commisurata al valore
commerciale del documento. Sembrerebbe esistere, dunque, un'esenzione di fatto
per chi produce pubblicazioni gratuite, ma non per chi gestisce siti a pagamento
o per le pagine Web che ospitano inserzioni pubblicitarie. Non è chiaro,
inoltre, se l'obbligo di deposito coinvolga anche gli aggiornamenti periodici
dei siti. Contro la nuova legge si è
scagliata oggi l'Unione nazionale dei consumatori: "Centinaia di migliaia
di utenti con un sito Internet", scrive l'Unione in una nota, "dovranno
inviare ogni anno alle due Biblioteche centrali, per e-mail o dischetto, informazioni
che per lo più cambiano o vengono aggiornate continuamente e che sono già
a disposizione del pubblico". L'organizzazione prevede che "tutto si
risolverà in un obbligo inutile e fastidioso", anche perché
"le due biblioteche centrali di Firenze e di Roma non avranno materialmente
la possibilità di gestire e catalogare la massa enorme di informazioni
provenienti da centinaia di migliaia di siti". La
legge prevede, entro sei mesi, l'emanazione di un regolamento che stabilisca "i
casi di esonero totale o parziale dal deposito dei documenti". Al momento,
il ministero dei Beni Culturali non commenta la possibilità di prescrizioni
specifiche per i siti Internet. a.b. Repubblica
12 maggio 2004 -------------------- >
Chiunque gestisca siti (anche amatoriali) deve avere 2 copie di ciò che
pubblica depositate a Roma e Firenze. E' logico che così la maggioranza
dei siti amatoriali e di associazioni, organizzazioni di volontariato, pagine
personali, dovranno chiudere. La rete sarà riservata ai siti superprofessionali
che potranno fare il bello ed il cattivo tempo. Si bloccherà la libera
circolazione di notizie. > È
evidente che sarà impossibile monitorare ogni sito internet per controllare
se sono state depositate le copie e se sono aggiornate, ma questa legge consentirà
abbastanza facilmente di chiudere ogni sito che esponga una linea di pensiero
che non concorda con chi detiene il potere al momento, uccidendo di fatto la libera
circolazione del pensiero che esiste su internet e che lo ha reso così
importante nella vita democratica di tutto loccidente. >
Come sarà possibile per chi gestisce siti internet, anche amatoriali, continuare
con la propria passione se dovrà depositare doppia copia di tutte le pagine
di cui è composto il suo lavoro ad ogni piccola modifica che apporterà? Che
cosa è possibile fare? - Una protesta telematica (NETSTRIKE). Con
questa azione (simbolica e nonviolenta) si invitano tutti gli utenti a collegarsi
contemporaneamente al sito www.beniculturali.it
dopo il 31 maggio si replica
il 7 giugno, per dare voce alla protesta: "non accetteremo che questo
decreto impedisca la libera circolazione delle idee e penalizzi la libertà
e l'eguaglianza dei cittadini".
------------------------------
31/05/04
- Flash Il Netstrike ha colpito Inaccessibile il sito Roma
- Dopo alcune ore di accesso difficile, dalle 15 in poi il sito del ministero
dei Beni culturali, www.beniculturali.it, è stato reso inaccessibile da
una forte affluenza, frutto evidentemente della protesta telematica convocata
per oggi tra le 15 e le 15.45. Mentre scriviamo il "girotondo telematico"
organizzato dai Comitati Bo.Bi dovrebbe essersi concluso sebbene il sito del Ministero
risulti al momento ancora irraggiungibile.
------------------------------
>
Il Netstrike è una manifestazione di
massa di disobbedienza civile pienamente legittima e legale. Connetersi in migliaia
di persone contemporaneamente a una determinata pagina web offre la possibilità,
ricorrendo alle nuove tecnologie, di manifestare pubblicamente. Un girotondo
telematico è simbolo di una azione politica forte, una protesta pubblica
che mira a rallentare, o bloccare temporaneamente, un determinato sito, senza
CAUSARE ALCUN DANNO E SENZA TENTATIVI DI PENETRARE NELLA MEMORIA INFORMATICA. E'
esattamente come un girotondo reale che, temporaneamente, blocca una determinata
strada. Come in quel caso il fatto di avvertire i vigili urbani e la questura
permette di prendere i dovuti provvedimenti (chiusura del traffico e controllo
dell'ordine pubblico), anche nel caso del Netrstike, il fatto di avvertire può
permettere ai gestori del sito di prendere i dovuti provvedimenti (potenziamento
della banda e dirottamento delle visite).
LA
STORIA DEL NETSTRIKE Cos'è un netstrike in parole povere? Netstrike
o piu' propriamente corteo telematico è una pratica di mobilitazione in
Rete che consiste nell'invitare una massa considerevole di utenti possessori di
accessi Internet e browsers a puntare i propri modem verso uno specifico URL a
una precisa ora e ripetutamente in maniera tale da occupare un sito web fino a
renderlo inutilizzabile almeno per il tempo della mobilitazione. Un'occupazione
di banda simile ad un corteo fisico che occupa una strada fino a renderla inaccessible
ad altri. Una massa di utenti che si collegano alla stessa ora tutti insieme su
un determinato sito e riescono con collegamenti di massa a mandare in tilt il
sito stesso quanto meno per il periodo di mobilitazione. Avete presente un corteo
o un sit-in? Tante persone sfilano lungo una strada o sostano davanti a qualcosa
impedendo con i loro stessi corpi il traffico di qualsiasi altra cosa o persona
nello stesso tratto urbano. Qualcosa di simile in ambito virtuale... Il
Netstrike - cosi' chiamato perchè suona bene in inglese, ma che in realtà
in italiano va tradotto come corteo telematico e non letteralmente in sciopero
telematico come si potrebbe supporre - nasce dalle fervidi menti dell'associazione
culturale sTRANOnETWORK quando nell'ormai telematicamente lontano 1995 Tommaso
Tozzi propone un netstrike contro ben dieci indirizzi in contemporanea contro
gli esperimenti nucleari francesi (erano i tempi del caso Mururoa). Ovviamente
il netstrike fallisce parzialmente perchè ancora avevamo sottovalutato
che malgrado si fosse agli albori di Internet in Italia, sarebbero stati necessari
moltissimi navigatori per bloccare o rallentare un singolo indirizzo web. Ben
altro destino ha il secondo netstrike in favore di Mumja Abu Jamal e Silvia Baraldini
nel maggio 1996 ! Vengono sinceramente i lucciconi agli occhi a rammentare come
con la partecipazione determinante dei compagni finlandesi il server della Casa
Bianca venne giu' come un castello di carte... :-) Particolare
successo ha avuto anche quello promosso dall'Anonymous Digital Coalition (1998)
che ha visto bloccare alcuni siti finanziari messicani in sostegno alla lotta
zapatista: veramente emozionante il clima che si respirava dentro il canale irc
di coordinamento (irc e e-mail sono forse le principali vie di propaganda per
questo tipo di mobilitazione) quando via via veniva verificato in tempo reale
il crollo della funzionalità dei siti da bloccare in nome degli indios
del chiapas. Ma cosa vuol dire che un netstrike riesce?
Quali sono le tecniche da considerare fedeli al suo spirito di origine? Sicuramente
un netstrike funziona quando riesce nel suo intento tecnico - bloccare un sito
- ma anche nel caso che non riesca al cento per cento ma che raccolga attenzione
da mass media e opinione pubblica sulla causa che lo ha innescato. Le tecniche
da considerare "conformi" al suo spirito di origine sono quelle per
cui non ci puo' essere prova e capacità di distinzione durante il nestrike
fra chi sta scaricando un sito per consultarlo e chi per bloccarlo. Nel
settembre del 1998 ha luogo uno dei netstrike meno riusciti. Netstrike globale
contro Zedillo, il Pentagono e la Borsa delle Merci di Francoforte promosso da
Electronic Disturbance Theatre con una forte partecipazione italiana. Il netstrike
non riesce in quanto i promotori consigliano di utilizzare un applet java che
viene a sua volta sfruttata da una contro-applet java del pentagono per mandare
in crash la maggior parte dei pc partecipanti all'azione. Nel
dicembre 1998 Netstrike a favore del Centro Popolare Autogestito di Firenze contro
un sito della Coop che andrà in crash a metà percorso del netstrike.
Malgrado tecnicamente riesca perfettamente ha pochissimo risalto sulla stampa.
Nel maggio 1999 Netstrike contro la guerra nella
ex-jugoslavia. Il netstrike tecnicamente non riesce ma la notizia circola molto
sui giornali. È uno di quei casi in cui comunque il netstrike raggiunge
lo scopo di far parlare di un determinato argomento. Nel
giugno 2000, malgrado una apparente scarsa partecipazione il Netstrike per bloccare
il sito dell'OCSE riesce verso il finale del tempo di mobilitazione ed addirittura
risulta inaccessibile anche per le 12 ore successive. È uno di quei casi
in cui (in questo caso snd) viene proposta una nuova tecnica per portare avanti
il netstrike: concentrare l'attenzione sul locale motore di ricerca per impegnare
le risorse della macchina e renderla inutilizzabile. È
comunque il netstrike milanese a segnare la svolta ! In solidarietà contro
gli sgomberi dei CSA milanesi il LOA riesce a convincere migliaia di web-surfers
a intasare il server del Comune di Milano per piu' di tre ore (ottobre 2000).
L'azione riesce completamente e convince definitivamente ampi settori del movimento
italiano sull'utilità di questo strumento di protesta. C'è una ricaduta
discreta sulla stampa locale e nazionale e grazie al netstrike si scopre una grave
mancanza del server del Comune di Milano consistente nella messa online dei dati
privati di molti suoi cittadini: la denuncia arriva anche al Garante della Privacy.
Il netstrike nel frattempo viene adottato da tantissime
organizzazioni per gli ideali piu' disparati (contro la tut ma anche contro la
vivisezione!) non solo in Italia (fra gli ultimi realizzati quello di Avana contro
la censura in Rete e quello di Tommaso Tozzi e Giacomo Verde contro la pena di
morte ma in tutto il mondo (Corea, Arabia Saudita, Medio Oriente ecc.) come forma
di mobilitazione dai toni piu' o meno accesi e con risultati altalenanti. Ricordiamo
che i nostri comitati hanno già lanciato un netstrike il 19 febbraio 2002.
In quella occasione, in collaborazione con il gruppo di NoBerluska, lanciammo
l'idea di un Girotondo Telematico contro il sito del Ministro Castelli, www.giustizia.it
, per protestare contro gli attacchi alla Magistratura che il Governo aveva intesificato.
La data scelta (10 anni dall'inizio di Mani Pulite) servì ad attirare l'attenzione
di tutto il mondo sull'evento, infatti più di un milione di persone parteciparono
all'iniziativa. Questi dati sono stati ricavati dal monitoraggio che la Polizia
Postale fece quel giorno, su indicazione del Ministero degli Interni. A seguito
di ciò anche Gianfranco Mascia (coordinatore dei Bo.Bi) fu sotttoposto
ad indagini giudiziali. Nel fascicolo di queste indagini, gli ispettori dell'Exopost
fecero la clamorosa affermazione che "nell'ambito delle normali procedure
di controllo nei confronti DEI SITI CONTRARI ALLA POLITICA DEL GOVERNO, siamo
venuti a conoscenza del Netstrike...". Per dovere di cronaca, le indagini
della Procura della Repubblica di Bologna, che tendevano a verificare se vi fosse
ipotesi di reato, ai sensi dellart. 617 quater c.p., per aver, tra l'altro,
divulgato l'iniziativa del Girotondo Telematico al sito del Ministero della Giustizia,
portarono all'archiviazione, e quindi ad un nulla di fatto, creando un precedente
importante. |
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